Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione di Daniele Cipriani, produttore e impresario di danza.
“The show must go on”
“Nessuno sa, meglio delle persone del mondo dello spettacolo e della danza , che nonostante tutto, the show must go on… con particolare senso dell’umorismo specialmente quando, come adesso, non c’è nessuno spettacolo!
Sfortunatamente, mentre nel nostro lavoro siamo soliti appuntarci nelle nostre agende spettacoli in giorni specifici e recite in momenti specifici, in questa occasione nessuno può prevedere con esattezza quando l’emergenza finirà. Ma sicuramente finirà.
Personalmente, ho utilizzato queste settimane in cui uscire non è un’opzione, per guardarmi dentro e riflettere. Quello su cui dobbiamo focalizzarci adesso sono le idee, idee sull’arte e sulla bellezza. Così che una volta che questa emergenza sarà finita, queste possano essere i nostri punti di partenza.
Immaginiamoci di essere alla fine del primo atto della “Bella Addormentata”: tutti sono andati a dormire, ma il balletto non è finito, al contrario è appena iniziato. Siamo in attesa che tutto si risvegli nel secondo atto, dopo il quale arriva il tripudio del terzo atto. Adesso siamo come semi che dormono sotto terra, in attesa del momento in cui potremo spuntare e fiorire con la grande energia con cui Stravinsky e Nijinsky resero immortale la “Sagra della Primavera”.”
Daniele Cipriani Roma, 11 aprile 2020
Sopra, un ritratto del produttore e una scena della “Bella Addormentata” di Jean-Guillaume Bart, Balletto dell’Opera di Roma
Sergei Polunin è diventato papà. Il ballerino ucraino, ex più giovane principal del Royal Ballet, ha avuto un figlio, Mir, dalla pattinatrice russa Elena Ilinykh.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione del coreografo Roberto Zappalà.
“Un sistema ancora troppo disarmonico”
Ai cari colleghi coreografi e artisti, ai programmatori o più in generale agli operatori del settore, ma anche a chi segue la danza solo per passione, in questo momento così difficile, sento necessario il bisogno di comunicare con tutti voi per iniziare, quantomeno nelle intenzioni, un dialogo volto ad una collaborazione che possa mettere al centro l’armonia del sistema.
Con assoluta umiltà ho provato spesso ad osservare il nostro mondo/danza con distacco e mi è sempre apparso soprattutto come un luogo del commercio dove la “gente” confluisce ma rimane solo consumatrice e “consumata” e quindi autoreferenziale. Quando dico gente non intendo il pubblico ma il “sistema” che in mancanza di comunicazione tra le parti ha definito dei percorsi spesso legati a logiche troppo egoistiche. Credo così indispensabile, specie in questo momento storico, riflettere e trovare insieme delle soluzioni che possano andare a vantaggio di tutti. La riflessione che io propongo di approfondire è innanzitutto legata all’etica e al comportamento di ognuno di noi. Ciò che credo manchi è quell’armonia che dovremmo cercare di costruire attraverso lo sviluppo di un centro, di una direzione e quindi di una prospettiva. Alcuni importanti filosofi, ma anch’io nel mio piccolo, sostengono che l’armonia è parte integrante della natura che ha le sue origini nella vita, vita che non esisterebbe senza che tutti gli elementi che la compongono si fossero armonizzati nel tempo. Così come esiste l’armonia esiste anche il suo opposto ed è di questo che il nostro settore si è nutrito in questi ultimi decenni, nutrimento che ha portato spesso ad una parziale rottura del sistema stesso.
Dobbiamo fare di tutto per non permettere che la disarmonia continui nel nostro mondo dorato, dorato perché per lo più è composto dalla bellezza che è parte della dinamica dell’armonia. Gli artisti hanno la sensibilità e credo anche il dovere per far sì che tutto ciò non continui, e hanno tutte le carte in regola per essere attivi e contribuire con forza a una più sana rinascita.
Più volte si sente dire dai media mondiali che solo insieme si potrà uscire più velocemente da questa situazione ed io aggiungerei in modo più indolore possibile. Tutto ciò andrebbe applicato anche al nostro settore e per poterlo applicare credo sia auspicabile abbandonare tutti gli egoismi, gli atteggiamenti egocentrici, il provincialismo e molto spesso anche l’esterofilia, che tengo a sottolineare per evitare ogni possibile equivoco, per me non vuol dire “Italia first” ma una più intelligente programmazione anche a fronte di un momento di difficoltà che sia chi produce che chi ospita sta subendo. L’armonia di sistema potrebbe essere una delle condizioni idonee per un aiuto reciproco che senza troppe complicazioni ma solo con un po di volontà possiamo mettere in campo. E’ ovvio che tutto ciò si deve svolgere nell’assoluta discrezionalità delle scelte, scelte che però dovranno tener conto di ciò che ho precedentemente sottolineato.
Non ho ovviamente delle soluzioni ma vorrei porre l’attenzione verso l’”incontro”, l’auspicio potrebbe essere che il Ministero, appena possibile, creasse un tavolo di confronto tra i responsabili del settore produttivo (compagnie) e quello dell’ospitalità (festival, circuiti, rassegne, stagioni) affinché ci si possa focalizzare verso una direzione di intenti comune. Credo che il Ministero debba e possa avere un ruolo determinante affinché ciò avvenga.
Noi in quanto centro nazionale di produzione della danza – e non essendomi confrontato con i direttori degli altri centri parlo solo per noi – essendo coinvolti nei due ambiti quello produttivo e quello dell’ospitalità siamo particolarmente sensibili e doppiamente preoccupati, saremo quindi ben disponibili a qualsiasi colloquio per costruire un nuovo modo di pensare le nostre attività sempre più attente alla collaborazione.
Ricominciare non sarà facile ma questa potrebbe essere l’occasione per riscrivere nuovi criteri e ricominciare a crescere tutti insieme.
Roberto Zappalà Catania, 29 marzo 2020
Sopra, un ritratto del coreografo e un momento delle sue “Invenzioni a tre voci”
Debutto internazione per “Duse”, il balletto creato da John Neumeier per Alessandra Ferri. Dopo l’esordio ad Amburgo nel 2015, lo spettacolo arriva alla Fenice di Venezia dal 5 al 9 febbraio 2020.
Abbiamo intervistato la Ferri nell’articolo “La mia danza senza pudori”, pubblicato sul Corriere della Sera/Spettacoli del 29 gennaio 2020.
Balletto & moda: un connubio indissolubile. Dai leggendari costumi in jersey disegnati da Coco Chanel nel 1924 per “Le Train Bleu” dei Balletti Russi di Diaghilev, fino ai bozzetti di Roberto Capucci per il gala “Les étoiles”, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 24, 25 e 26 gennaio.
Al tema è dedicata la mostra “Couturiers de la danse de Chanel à Versace”, aperta fino al 3 marzo al Centre National du Costume de scène di Moulins, in Francia: qui la locandina dell’esposizione e un costume di Lagerfeld per “Le Jeune Homme”.
Il coreografo Alessandro Sciarroni, Leone d’oro alla Biennale Danza del 2019, ha una formazione che muove dal mondo dell’arte e della fotografia.
L’abbiamo intervistato per lo Speciale Arte pubblicato dal Corriere della Sera il 12 gennaio 2020, nell’articolo dal titolo “La poesia scritta con il corpo. L’arte nei gesti di Sciarroni”.
Un ritratto dell’autore realizzato da Andrea Macchia.
Accanto, immagini di due spettacoli di Sciarroni: “Aurora” e “Lucky Star”.
Se l’ondata di scioperi che sta agitando la Francia lo permetterà, Eleonora Abbagnato darà l’addio all’Opéra de Paris, il 23 dicembre al Palais Garnier di Parigi in una recita speciale del balletto “Le Parc” di Angelin Preljocaj in coppia con Stéphane Buillon.
Les Etoiles, les Premiers danseur et le Corps de Ballet, foto Julien Benhamou Eleonora Abbagnato e Stéphane Bullion in “Le Parc” di Preljocaj
La ballerina palermitana è stata nominata sul campo étoile del Ballet de l’Opéra, al termine della “Carmen” di Roland Petit, suo pigmalione, nel 2013 al Palais Garnier.
Abbagnato e Nicolas Le Riche in “Carmen” di Petit foto di J. Benhamou
Il corpo del ballerino e la sfida del tempo. Roberto Bolle partecipa all’apertura de “Il Tempo delle donne” del Corriere della Sera, duettando con Nicoletta Manni in “Caravaggio” di Mauro Bigonzetti alla Triennale di Milano.
BOLÉRO Musica Maurice Ravel Direttore David Coleman Coreografia Maurice Béjart Supervisione coreografica Gil Roman Ripresa da Keisuke Nasuno Luci riprese da Marco Filibeck Étoile Roberto Bolle Marco Agostino, Edoardo Caporaletti, Christian Fagetti, Nicola Del Freo e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Produzione Teatro alla Scala
Al decennale della morte di Pina Bausch, il festival Armonie d’Arte di Catanzaro dedica una settimana di spettacoli, workshop, incontri, mostre dal 9 al 15 settembre, ospitando in esclusiva italiana “Since She”, la creazione che il coreografo greco Dimitris Papaioannou ha firmato per il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch. Un ritratto di Pina Bausch
Sotto, due momenti dello spettacolo “Since She”, foto J. Mommert
Abbiamo intervistato Dimitris Papaioannou e Bettina Wagner -Bergelt, attuale direttrice artistica del Tanztheater Wuppertal, nell’articolo “Danziamo ancora una volta per Pina” pubblicato dalla Lettura/Corriere della Sera in edicola da domenica 8 settembre 2019.
Sopra, un ritratto di Papaioannou (foto Mommert), sotto, Bettina Wagner-Bergelt.